一篇讲当年夺冠的文章 求蓝j江湖等等达人帮翻译啊.. 虽然有点长... | | | «Quell’anno la partita chiave per lo scudetto fu quella di Pisa» Nils Liedholm allenatore della Roma 1982/1983
di Furio Zara E poi come andò a finire? Andò a finire che la Roma vinse il campionato, fu finalmente Roma e non più Rometta, giocava un gran bel calcio, quella squadra, un calcio pulito, tanti passaggi orizzontali e poi un lancio lungo, oggi le chiamano sciabolate e invece all’epoca era semplicemente un lancio lungo, c’erano i palloni bianchi e tondi, ti ricordi che all’Olimpico quando c’era il sole e il Diba lanciava, ti toccava strizzare gli occhi, era un riflesso canaglia e il pallone per un attimo - dico un attimo solo non si vedeva più? uella fu una domenica speciale. Era il 13 marzo del 1983, si giocava a Pisa. La Roma aveva tre punti più della Juventus e mancavano sette giornate alla fine, però la Roma era in crisi, aveva appena perso all’Olimpico 2-1 proprio con la Juve, Platini e Brio nel finale, in tre minuti, me la ricordo ancora la punizione di Platini, le calciava accompagnando la traiettoria con un leggero movimento del corpo, piegando appena la testa, lo sai che se riguardi le immagini televisive di allora, lo vedi che gli scappa un sorriso? Ma dico, si può sorridere quando stai per battere una punizione? uel giorno a Pisa segnò Falcao dopo tredici minuti, di testa, su cross di Odoacre Chierico dalla destra, poi esultò interrompendo la sua corsa con un saltino e agitando il pugno nel cielo, come fece al Mundial in Spagna contro di noi, l’estate prima, Italia-Brasile, il resto della storia la sai. Segnò lui perché in area Pruzzo non c’era, altrimenti l’avrebbe fatto lui il gol, giusto no? Lo sai dov’era quel giorno Pruzzo? Era in tribuna all’Arena Garibaldi, si era infortunato la domenica prima, la faccia era uno straccio, soffriva troppo a star lì, O’Rey di Crocefieschi, lo chiamavano così, pensa che lasciò lo stadio a metà della ripresa, sto troppo male disse, troppo male. poi c’erano i dribbling di Bruno Conti. Quel pomeriggio Conti fece una roba da matti, scartò due del Pisa, direi Secondini e Vianello, li scartò in mezzo metro di campo, una piroetta di Nurayev se hai presente, un gioco di prestigio, a me gli occhi, poi mise in mezzo all’area ma non c’era nessuno: non è che tutte le volte può esserci uno, no? Una volta un tipo ha detto che Conti è l’elegia del superfluo, ha detto che se la vita è un pezzo di legno che l’uomo intaglia a sua immagine, ecco,allora che per cogliere la bellezza più intima di quella di Conti bisogna guardare i trucioli che sono rimasti per terra, perché così fanno gli artisti: seminano la bellezza senza accorgersene: la prossima volta devi guardare i trucioli, hai capito? a Roma ne aveva vinto uno prima, di scudetto, ma erano passati più di quarant’anni e chi se lo ricordava più?, e ne vinse uno dopo, nell’estate del 2001, ma vai a sapere perché quello fu speciale. Forse perché c’era Nils Liedholm in panchina, che bella persona, te lo ricordi a Genova quando lo scudetto fu matematico? 1-1, Pruzzo e poi Fiorini, tutto nel primo tempo, era l’ 8 maggio. C’era Galeazzi, aveva una camicia azzurra fradicia, sudore acqua allegria, lo rincorse, gli chiese qualcosa ma quella che resta è la faccia di Liedholm: lo stupore, l’incanto che gli illuminava il viso da vecchio, le lentiggini, quel pudore che hanno solo gli uomini del nord, Svezia, quei posti lì, dove la lu |
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